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Il Vangelo degli Schiavi



Autore: Ros The Elphe [Scrivi]

Disclaimer: Tutti i personaggi descritti appartengono ai rispettivi proprietari.

Genere: Introspettivo

Rating: verde



Introduzione


Esisteva un tempo, mille anni fa o forse più. Quando non esisteva nulla. Non esisteva l'uomo. Non esisteva Spira. Non esisteva Sin. Il peccato era un'essenza mista, di luce e purezza. Ed esisteva Yevon. A lui si deve, l'esistenza di ogni cosa.



Seleziona il capitolo desiderato:

Il Vangelo degli Schiavi


Capitolo: 1, 2, 3, 4
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Capitolo 1: Le Origini


Il vangelo degli Schiavi - Le Origini


“Libro delle Origini”, salmo primo:

“Che Yevon Sempre sia Lodato, il dio giusto, il dio severo,

Il dio che i nemici punisce e ai giusti porta il sereno”



Si dice che a creare tutte le cose di ogni cosa, sia stato Yevon.

Ed è peccato di infedeltà non credere a questo precetto irremovibile.

La leggenda –e la realtà, per chi crede in Yevon– narra che Spira fosse un luogo di assoluta inadeguatezza, in pace sì, ma completamente inutile.

Quando Yevon Sempre sia Lodato giunse a rendere grazia per la prima volta su Spira, vi ritrovò già la natura, bella, incontaminata, casta. Sua sorpresa fu nel trovare anche degli abitanti.

Uomini dai capelli biondi, gli occhi del colore della giada.

Fu di suo compiacimento poter portare il suo credo tra quelle genti e poter così estendere il suo dominio religioso, “regno di anime pure”, su Spira.

Ma gli abitanti che aveva trovato, erano vili, curiosi, non credevano in nulla e in nulla volevano credere se non nelle potenzialità umane.

Così, Yevon Sempre sia Lodato punì quelle anime infedeli e diffidenti con due maledizioni e un dono:

Loro, che avevano disdegnato un regno di obbedienza alla religione, vennero condannati a vivere nel deserto per sempre, esiliati dalla natura in cui erano nati;

A loro, che avevano inveito contro Yevon, Yevon annodò la lingua, in modo che parlassero in modo così incomprensibile che le altre stirpi non avrebbero mai potuto capirli;

Poi, un dono, che in realtà non è di norma definirlo un dono. Magari un dono a tradimento, per così dire.

Il dono di poter creare cose meravigliose, di poter immaginare, di poter sul serio fare affidamento nelle potenzialità intellettive che avevano preferito alla salvezza dell’anima, ma nessun’altro avrebbe mai creduto in loro. E, così fu la spietata e arbitrale legge di Yevon Sempre sia Lodato, l’ordine fu che nessuno avrebbe mai apprezzato lo sforzo delle loro menti e del loro lavoro e che ogni loro costruzione, sia grande che piccola, sarebbe stata destinata alla totale distruzione.

Senza esclusioni, finché il tempo non sarebbe finito e finché Yevon Sempre sia Lodato avrebbe continuato a mantenere il controllo sulle anime e sulla pace di Spira.


“Libro delle Origini”, salmo secondo:


“Che Yevon sia Sempre Lodato, il dio buono, il dio che perdona,

Il dio che porta il Bonacciale ogn’ora”



Un dio ha bisogno di un popolo da guidare. Un dio come Yevon necessita di qualcuno dal quale farsi adorare per i mille motivi per cui Yevon andrebbe adorato. Ma non sempre il popolo scelto è davvero meritevole della guida di una nobile divinità.

Così, Yevon Sempre sia Lodato creò dalla stessa materia di se stesso l’uomo eletto, il popolo da guidare: i suoi fedeli.

E’ peccato mortale e condanna ad non subire il rito del Trapasso chi metta in dubbio questa assoluta verità.

Lo Yevonita fu creato come l’uomo perfetto, più simile al dio stesso che alla natura in cui viveva. Si distingueva dall’uomo Albhed per la sua indole così mansueta, accettatrice. Credente.

Un uomo moderato, giusto nei modi e nella misura, non battagliero, pacifico e pieno di amore per la religione, attento alla moderazione e frequente nella redenzione dei peccati.

Un uomo che potesse accettare qualunque verità senza opporsi ad essa. Un uomo non curioso, non vile, non insistente.

Un uomo a misura di Yevon.

Capitolo 2: Maledizioni


Il vangelo degli Schiavi


“Libro delle Maledizioni”, salmo primo:


“Che Yevon sia Sempre Lodato, il dio forte, il dio rigoroso,

Il dio che manda punizioni a chi è orgoglioso”

L’uomo di Yevon prosperò sotto il buon occhio del suo attento creatore e pose i suoi domini su tutta Spira. Costruì città, si espanse su tutti i territori di Spira, navigò per mari, percorse strade e valicò monti.

L’uomo somigliava sempre più al suo creatore. Ma, quello che Yevon Sempre sia Lodato aveva immaginato, era che l’uomo presto si sarebbe avvicinato alle domande degli antichi abitanti di Spira. Perché gli uomini di Yevon presto si erano divisi in “retti” e “impuri”. Gli uomini retti vivevano nel timore di dio e attenti alla redenzione dai peccati.

Quelli impuri si divertivano, trascorrevano la loro vita in allegria, superando i limiti e usando le macchine che Yevon aveva proibito anche agli Albhed.

Yevon era un dio allo stesso tempo severo e benevolo, ma ciononostante, gli uomini “impuri”, gli abitanti di Zanarkand, continuavano ad usare le macchine e a farle lavorare al loro posto.

Tutto ciò scatenò l’ira del dio Yevon il Giusto. Scagliò su Spira una terribile maledizione: un mostro terrificante che avrebbe lentamente distrutto tutto il mondo, uccidendo ogni anima di ogni uomo, fedele o no al loro unico e vero dio.

Quel mostro aveva un nome sconosciuto e impronunciabile per la lingua degli uomini. Alla prima vista, al primo incontro con quel mostro maledetto, l’uomo lo chiamò Sin.

Il suo nome è così rimasto nei secoli.


“Libro delle Maledizioni”, salmo secondo:


“Che Yevon sia Sempre Lodato, il dio retto, il dio della speranza,

Il dio perfetto anche quando sembra perduta ogni circostanza”


L’ira di Sin si abbatté su Spira. Sotto il comando di Yevon, egli distrusse sia villaggi che città, senza distinguere i gusti dagli scellerati.

Ma l’Altissimo è continuamente buono nei confronti del suo stesso popolo. È un dio di indole diretta al perdono, alla pace.

Fu così che mandò la sua stessa figlia a placare gli animi delle genti tutte di Spira.

Insegnò ai fedeli di Yevon la pratica degli invocatori e portò con sé speranza e consolazione a tutti quelli che volessero riceverne.

Poi sacrificò se stessa e il suo nobile marito Zaon per portare la pace su Spira dopo l’arrivo di Sin.

Era quello il primo Bonacciale in assoluto.

Ma l’umanità era ancora piena di peccati da espiare e di tante colpe di cui si era macchiata nel corso del tempo.

Fu così che si instaurò un silenzioso patto tra Yevon e l’umanità: una nuova alleanza, una nuova promessa.

La speranza e la consolazione in cambio di Sin ogni decennio, fintantoché la gente di Yevon non si sarebbe lavata di dosso quei peccati.

È una promessa tutt’ora in atto. E Yevon Sempre sia Lodato mantiene sempre le sue promesse.


Questa è una storia vera, ma solo per coloro che ci credano davvero, perché il peccato è sempre in attesa e occupa perennemente il cuore dell’uomo…

…Siete tutti avvertiti…


Capitolo 3: I Peccatori - Parole di un eretico


Il mondo crolla lentamente sotto i vostri sorrisi beffardi, mentre continuate a dire che le cose si sistemeranno e non fate nulla per salvare chi non è ancora morto.

Desiderate la purificazione, e la distruzione dell’uomo. Dopotutto, non è forse l’uomo a macchiarsi di male nella perfezione della natura. Lodate i morti ma li chiudete nelle statue negandoli alla pace, e mandate a morire i vivi. Ma poi, la condizione della vita è così sfuggevole e insicura. A che serve vivere?

Morire, ora o tempo dopo, non cambia. E voi volete rendere la nostra vita meno dolorosa e più infelice.

Ci consolate con il vostro sguardo benevolo impregnato di veleno, e intanto ci iniettate fiele nelle menti mentre sorridiamo anche noi mentre le nostre vite si sfaldano in un attimo.

E poi dite che è colpa dell’uomo, incolpate coloro che sono troppo deboli per ribellarsi, quelli che hanno rovistato in mezzo ai dolori e alle speranze mai realizzate la felicità. È facile, troppo facile, dare la colpa agli uomini, come se voi non lo foste.

Voi siete dei, voi chiusi nelle vostre stamberghe di cristallo, vestiti di stracci ricamati d’oro. Per voi è semplice dire che è colpa dell’uomo, voi che lo guardate dall’alto, che lo giudicate, che lo colpevolizzate.

E infine lo condannate.

Perché l’uomo non si può ribellare quando siete voi ad avere tutto il potere, il denaro, il prestigio, gli eserciti, le armi, le parole di amara cortesia che ci voi rifilate quando una casa crolla, quando una vita si spezza.

Quando un invocatore e i suoi guardiani partono, vi rassicurate con gioia che per altri dieci anni il vostro prestigio resterà intatto, e sorridete cauti e festosi col coraggio di mandare altra gente al patibolo, per la salvezza comune.

Ed è colpa degli uomini.

Forse l’unica colpa degli uomini è quella si essere nati, quella di vivere, poiché ci sono troppi di voi che cerca di sopprimerli, di annientarli. E voi sì, negate, perché mentire è la vostra arte migliore, soprattutto quando tutti gli uomini commettono l’errore di ascoltarvi, di sorridere mentre voi gli iniettate ancora altra morfina e vi date al peccato, che tanto gli uomini che tiranneggiate non vi vedranno mai. Sono così stanchi di vedere, sentire, parlare mentre tutto il mondo, il vostro mondo li respinge, li sopprime.

Perché pensate di essere dei, e sperate che i vostri peccati rimangano per sempre celati all’ombra delle vostre parole, delle vostre maledizioni, e intanto portate la morte tra coloro che vengono incolpati di aver commesso i vostri peccati. Perché sono loro i peccatori, per voi. E i peccatori più forti, quelli con ancora una speranza nel cuore vanno puniti, mentre quelli là più deboli si addomesticano, vengono addestrati a fare i sudditi, gli schiavi del mondo, i vostri schiavi.

E non vi vergognate di quello che fate. Nascondete con lunghi sorrisi maligni la vostra ipocrisia, trasformate la bramosia di potere in moderazione, i vostri peccati in atti di eroismo pubblico.

E i peccatori, i peccatori ve lo permettono. Forse perché hanno capito che il loro dio non è qui, né da nessun altra parte.

E sono gli uomini, coloro che chiamate peccatori, a subirne le conseguenze. Distribuite alla popolazione quelle consolazioni che chiamate speranza, che è come pane imbottito di veleno per topi e li chiamate avventati, li chiamate ingordi quando muoiono appestati. Date nelle loro mani il vaso e gli ordinate di aprirlo, e poi gli date il nome di indiscreti quando tutti i mali del mondo usciranno da esso.

Ma peggio ancora. Perché a Pandora era rimasta la speranza e i peccatori ne hanno anche troppa e sanno, quando ne avranno bisogno, a chi andarla a chiedere, perché siete voi a creare quelle consolazioni nelle quali i peccatori amano immergersi per non vedere che i pilastri dell’universo che crollano, uno dopo l’altro.

Togliete loro la perseveranza, sottraete l’umanità e la voglia di vivere, e in cambio gli date la speranza.

E poi vi dite generosi.

Capitolo 4: Vangelo Proibito - Premonizioni di un Pazzo


Il Vangelo Proibito: premonizioni di un pazzo


Un giorno, lo leggo nei occhi traditori di Yevon, Sin scomparirà per sempre. Quel giorno arriverà quando un eretto purosangue salverà Spira e svelerà i segreti oscuri degli uomini che stanno in alto e porterà la speranza vera e la verità sul mondo intero…


Un giorno, lo leggo nella sabbia dorata di Bikanel, il deserto divorerà anche le ultime macchine dei suoi prigionieri, il mantello del sole coprirà anche l’unica casa dei pagani, ma gli Albhed afflitti e senza casa troveranno infine un riparo così in alto che l’odio degli yevoniti non li potranno raggiungere, anzi, con codesta dimora così alta verso il cielo, i pagani porteranno un canto di vera speranza e salveranno Spira dalla sua più grande piaga.


Un giorno, lo leggo nel vento, le nubi che hanno sempre coperto la cima del sacro monte Gagazet verranno dissipate dal passaggio di una nave che vola nel cielo, che nel suo volo porterà l’inno di Yevon a tutte le genti afflitte.


Un giorno, lo leggo nella cenere, tutti troveranno la pace che desiderano. Sia gli Yevoniti, che gli Albhed. Sia i vivi che i morti. Qualcuno infatti verrà e con coraggio libererà gli intercessori, perché di Eoni non ne serviranno mai più.


Un giorno, lo leggo nel tempo, verrà qualcuno che non farà altre promesse alla gente di Spira, ma manterrà quelle già fatte. Fino alla fine.


Un giorno, lo leggo nel riflesso dei fucili che i templari mi punteranno contro, verranno a prendermi e mi accuseranno di aver parlato contro Yevon. Poi mi accuseranno di coesione pagana con gli Albhed e mi condanneranno. Il mio vangelo sarà proibito dal Clero, ma nessuna fiamma sarà abbastanza potente per bruciare il futuro.

Dagli scritti di un blasfemo che credeva di essere un profeta.



Nota: il brano appena letto è solo una pagina del libro "Fonti Storiche Incerte" scritto da un veggente che diceva di aver avuto una visione riguardo al mondo di Yevon. La pagina, dopo la sconfitta di Sin ritrovata e considerata come relitto di un testo sacro, fu ritrovata per sbaglio in un anfratto della via Micorocciosa, dove il veggente senza nome diceva di ricevere queste "illuminazioni", da un miliziano della squadre di Nooj, durante la prima ricerca di sfere che riprendessero il passato di Spira. Il documento è tutt'ora conservato in una teca di vetro nel tempio di Djose, la base degli Automisti che, commossi e intristiti riguardo alla premonizione sulla loro amata Base perduta, decisero di esporre la pagina nella loro nuova sede, in ricordo ai coraggiosi Albhed che dovettero lasciare casa e andar via.

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