Tomb Raider e la realtà – Tomb Raider: Legend

La saga di Tomb Raider ha fatto conoscere alle nuove generazioni città perdute, civiltà scomparse e misteri: ma qual è la realtà che si cela dietro la serie? L’obiettivo di questa sezione è proprio quello di esplorare le realtà storiche, culturali ed artistiche che si nascondono dietro le ambientazioni e gli scenari che ci vengono proposti nel corso delle diverse avventure dell’amata Lara Croft. Consultate il seguente indice, diviso per capitoli di gioco, per reperire alcuni interessanti approfondimenti in proposito e buon divertimento!

Tiwanaku

TR La civiltà Tiahuanaco fu contemporanea di quella Huari, che si trovava a nord di quella Tiahauanaco, condividendone molti attributi, in particolare dal punto di vista artistico. Tuttavia i contatti tra le due culture sembrano essere stati limitati ad un periodo di 50 anni, durante i quali vi furono sporadiche scaramucce riguardanti una miniera occupata per prima dai Tiahuanaco. La miniera delimitava il confine tra le sfere di influenza delle due culture e gli Huari tentarano, senza successo, di assicurarsela tutta per loro. 

Il declino di questa civiltà sembra sia causato dall’invasione di popolazioni dal sud o nella perdita di fede nella religione predominante. Il collasso dei Tiahuanaco influenzò la crescita dei sette regni Aymara, gli stati più potenti dell’area. Tutto il territorio fu conquistato, attorno al XV secolo, dagli Inca e annessi all’impero noto come Tahuantinsuyo. La regione occupata dai Tiahuanaco venne annessa alla provincia nota come Qulla Suyo, la provincia dell’est. 

Il territorio fu fondato approssimativamente attorno al 200 a.C., come una piccola città e crebbe tra il IV e il VI secolo, conseguendo un importante potere regionale nel sud delle Ande. 

Nella sua massima estensione la città copriva 6 Km2 e ospitava circa 40.000 abitanti. Una caratteristica sono gli enormi monoliti di circa 10 tonnellate che si possono ancora ammirare nelle rovine dell’antica città. 

Il declino iniziò attorno al 950 fino al collasso completo attorno al 1100, quando il centro cerimoniale venne abbandonato. L’area circostante non fu però abbandonata completamente, ma lo stile artistico caratteristico cadde assieme agli altri aspetti della cultura. 

Nel videogioco Tomb Raider – Legend la protagonista del gioco, l’archeologa Lara Croft, rinviene un altare in pietra decorato nei pressi di un antico tempio appartenente proprio alla civiltà pre-inca dei Tiwanaku. Questo altare in pietra, secondo Lara, è la chiave per accedere ad Avalon, grazie alla leggendaria spada di Re Artù, Excalibur. 

Fonte: Rosso Pompeiano forum

Ghana

TR In età medievale, esisteva l’antico impero del Ghana, che si estendeva per circa 800 km a nord e ovest dell’odierna Accra, nelle aree oggi occupate da Senegal, Mauritania e Mali. Tale impero godeva di una certa prosperità grazie alle ricchezze presenti sul territorio, allora noto come Costa d’Oro. A seguito del declino di tale impero, intorno alla fine del XIII furono fondati il regno Akan di Bono e altri regni.
Non è una sorpresa dunque che gli Europei si affrettarono a raggiungere quelle terre tanto ricche: i primi ad arrivare furono i Portoghesi nel 1471, seguiti a ruota da Olandesi, Inglesi, Svedesi e Danesi. Nel 1874 la Costa d’Oro divenne formalmente una colonia britannica. 

La via dell’indipendenza si aprì per la Costa d’Oro quando nel 1947 fu fondata la United Gold Coast Convention (UGCC), un partito politico che aveva lo scopo di liberare il Paese dal dominio straniero. Tuttavia, dopo due anni, nel 1949 Kwame Nkrumah uscì dal partito per fondare il Convention People Party (CPP) con uno slogan che incitava a creare un autogoverno formato da africani: “SELF GOVERNMENT NOW”.

Nel 1951 una nuova costituzione portò alle elezioni generali, e Nkrumah fu eletto Primo Ministro, entrando in carica l’anno successivo. In seguito, il governo di Nkrumah propone una mozione per l’Indipendenza, che viene approvata dando vita al Ghana nel 1957. Il Ghana fu così il primo stato africano a ottenere l’indipendenza.
Il nome per il nuovo stato indipendente fu scelto in riferimento all’antico Ghana. La parola Ghana significa “re guerriero” ed era il titolo attribuito ai re di quell’intero. Scrittori arabi hanno poi esteso l’uso del termine per designare l’impero stesso. La piena indipendenza fu tuttavia raggiunta nel 1960, con la proclamazione della Repubblica del Ghana, che aveva a capo Nkrumah. Gli anni successivi all’Indipendenza, tuttavia, furono per molti versi pieni di instabilità, e videro il succedersi di tre colpi di stato militari tra il 1966 e il 1982, con il ritorno a elezioni libere nel 2000. 

Fonti: Rosso Pompeiano forum e paroledafrica.blogspot.com

Kazakistan

TR Kazaki vuol dire “gente senza tetto”. All’inizio del XV secolo, dopo la morte del grande capo mongolo Tamerlano, che decretò la rovina dell’impero mongolo, i principi kazaki, fusi con i kirghisi, cominciarono a combattersi fra di loro. 

Due di questi principi, della tribù dei Giuci, i fratelli Ghirey e Gianibec, stanchi di sopportare l’oppressione del Khan degli Usbeki, fuggirono in quella zona che era il Turkestan, dove il signore del luogo assegnò loro un territorio ove poter vivere con il loro seguito. 

Nel 1465 altri fuggiaschi si unirono a loro e divennero una numerosa comunità. I popoli vicini li chiamarono allora “Kazaki”, appunto “gente senza tetto”. 

In breve tempo la comunità si decuplicò ed al principio del XVI secolo già più di un milione di persone erano presenti sul territorio. 

Il vero artefice di questa organizzazione fu il Khan Kassim (figlio di Gianibec), morto nel 1520. Alla sua morte essi erano divisi in tre orde: la media, la minore e la maggiore, che erano sempre in guerra con i vicini. E ciò le indebolì molto, tanto che il Khan Tiavka nel 1718 propose la sua sudditanza al governo russo, chiedendo aiuto a Pietro il Grande. Tutto questo non potè sortire alcun effetto perché quasi subito il Khan Tiavka morì ed anzi i kazaki furono scacciati dal Turkestan. 

Furono costretti a dirigersi verso nord e si trovarono a contatto con i possedimenti russi. Poco a poco i kazaki, a seguito di guerre condotte anche contro i cinesi, si trovarono a doversi barcamenare fra la Cina e la Russia ed allorchè quest’ultima conquistò le steppe kirghise, anche ai kazaki furono tolti alcuni territori. Si ribellarono ma la Russia li sottomise completamente. 

Quindi iniziò una vasta colonizzazione della zona da parte dei russi ed intorno al 1900 moltissimi coloni russi invasero tutto il paese ed i kazaki videro diminuire ancora le loro terre. 

Il malcontento fu grandissimo ma la loro posizione non permetteva grandi sovvertimenti. Quando nel 1906 i kazaki ricevettero il diritto di eleggere un loro rappresentante nella Duma, lo collocarono naturalmente in zona opposizione. 

Allorchè scoppiò la rivoluzione in Russia i kazaki andarono a far parte della Repubblica del Turkestan e dopo pochi anni, nel 1925, poterono avere un loro stato autonomo che fu organizzato a repubblica. 

Poco a poco i kazaki abbandonarono lo stato di nomadismo e si stabilirono a dimora fissa. Così poterono dedicarsi in parte all’agricoltura, ma maggiormente all’allevamento del bestiame. Praticarono anche la pesca ed il mestiere più diffuso fra gli uomini, oltre ai vari rami dell’artigianato, fu quello di carrettiere, cioè di trasportatore di merci con i carri. 

Per un certo tempo, ma in epoche remote, i kazaki professarono la religione dello “sciamanismo”, il cui culto fondamentale fu quello degli spiriti intermediari fra Dio ed il mondo, che si rivelavano per mezzo di sacerdoti-profeti, ossia gli “sciamani”. 

Poi però abbracciarono l’islamismo, ma senza esserne fanatici propulsori. In relazione alla loro religione islamica si servirono, per la scrittura, dei caratteri arabi, ma anche qui ben presto iniziò una evoluzione che portò all’uso dei caratteri latini. 

Fino al 1936 il Kazakistan fece parte, come paese autonomo, della Repubblica Sovietica Russa e poi fu eretta a Repubblica Federale nell’Unione Sovietica. 

Più delle altre repubbliche ebbe un progresso notevole nella industrializzazione per merito delle sue grandi risorse naturali, come le carbonifere nella regione di Karaganda, quelle petrolifere di Emba, quelle idroelettriche del bacino dell’Irtys e quelle minerarie, aurifere. 

Durante la seconda guerra mondiale il suo progresso fu ancora maggiore ed anche il suo territorio si ingrandì perché dal 1938 al 1943 il numero delle sue regioni passò da 11 a 16. 

Accanto alle ricchissime risorse, basilari per l’industria, il Kazakistan è abbondantemente sviluppato nell’agricoltura ed anche Alma Ata, la capitale, può considerarsi importante centro agricolo. Notevole anche l’allevamento del bestiame, in particolare un tipo di ovini “merinos”, e poi cavalli, cammelli e cervi. 

Fino al 1989 il paese fece parte dell’Unione Sovietica e non subì avvenimenti degni di nota né all’interno né all’esterno di tale Unione. Ma con l’avvento di Gorbacev tutta la nazione prese un diverso assetto. Ognuna delle Repubbliche Federali potè distaccarsi ed iniziare per conto proprio il percorso della sua storia. 

Così nel 1989, come prima risoluzione, nel Kazakistan, oltre al russo come lingua inter-etnica, fu ripristinato il “kazak” lingua ufficiale. 

In secondo luogo, il 25 ottobre 1990, fu proclamata la sovranità territoriale e quindi tutte le risorse naturali e dell’economia passarono sotto la dirigenza locale nazionale. 

A dirigere queste operazioni sin dal 1989 fu N. Nazarbaev, segretario del Partito Comunista Kazako, che poi si chiamò socialista, e, dal febbraio 1990 divenne presidente del Soviet Supremo. 

Poi il 16 dicembre 1991 il Kazakistan si proclamò Repubblica Indipendente e fu una delle ultime ad uscire dall’Unione Sovietica. 

E sempre nel dicembre 1991 Nazarbaev fu eletto Presidente della Repubblica. Egli propose un accordo economico fra le repubbliche centro-asiatiche, ma favorì le intese anche con molti altri paesi, compiendo viaggi negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Turchia e Corea. 

Con questo si mirava ad attirare nel paese investimenti stranieri, favoriti dalla creazione di molte zone di libero scambio. Inoltre, poiché sul territorio kazako erano presenti potenti armamenti nucleari, Nazarbaev assicurò tutti che avrebbe denuclearizzato il paese. Ed infatti nel maggio 1992 aderì al patto Stati Uniti-Unione Sovietica per la progressiva eliminazione degli armamenti nucleari. 

Sempre nel 1992 il Kazakistan divenne membro delle Nazioni Unite e del Fondo Monetario Internazionale. 

Nel gennaio 1995 stipulò con la Federzaione Russa e con la Bielorussia un accordo di unione doganale, che si rafforzò l’anno dopo con l’adesione del Kirghizistan e con l’estensione all’economia ed alla cultura. Nel maggio 1995 completò lo smantellamento delle armi nucleari dal suo territorio. Sempre nello stesso anno si creò con Mosca una forza militare congiunta. 

In seguito questi rapporti di amicizia subirono una lieve flessione in quanto, dopo varie richieste, non tutte soddisfatte, di un nutrito gruppo russofono presente nel paese, ci fu un massiccio esodo di questo gruppo verso la Federazione Russa. 

Per quanto attenne alla politica, dopo la separazione dall’Unione Sovietica, nel gennaio 1993 il Kazakistan ebbe una nuova Costituzione che stabiliva il sistema repubblicano presidenziale e nel marzo 1994 ci furono le prime elezioni legislative, contestate per irregolarità da vari osservatori internazionali. 

Nazarbaev, lasciato il partito socialista, ex comunista, aveva fondato il Partito dell’Unità Popolare il quale, nelle elezioni, gli assegnò la maggioranza. 

Però nel marzo 1995 la Corte Costituzionale dichiarava nulle le elezioni del 1994 ed allora Nazarbaev sciolse il Parlamento e si assunse l’onere di governare fino all’esito delle prossime elezioni, che si tennero nel dicembre dello stesso anno con il medesimo risultato. 

Nel gennaio 1999 si ebbero anche le elezioni presidenziali e Nazarbaev potè, anche qui, contare su una larghissima maggioranza. 

Fonte: miraggi.it/storia/kazaksto.html

Nepal

TR La storia antica del Nepal non presenta documenti storiografici largamente attendibili, e si perde nella leggenda. Si narra che in tempi remoti la valle di Kathmandu fosse un lago, ed il bodhisattva Manjusri fendendo il terreno con un colpo di spada creò la gola di Chobar, facendo così defluire le acque. 

Intorno all’ottavo secolo a.C. i Kirati (o Kiranti) furono i primi abitanti della valle a darsi un’embrionale organizzazione sociale. Nel VI secolo a.C., secondo la cronologia tradizionale, nacque Siddharta Gautama (il Buddha storico) vicino a Lumbini, città situata nella parte meridionale del paese ai confini con l’India: l’avvenimento è testimoniato da una colonna commemorativa fatta qui erigere nel II secolo a.C. dall’imperatore buddhista indiano Ashoka della dinastia Maurya. 

Nel IV secolo d.C. il territorio fu invaso dai Lichhavi, che introdussero l’Induismo ed il relativo sistema sociale (Muluki Ain), unitamente alla suddivisione della popolazione in caste. 

Dal IX al XII secolo i Thakuri ebbero la supremazia sulle altre etnie, seguiti nel XIII secolo dai Malla. A quel tempo il Nepal non era un regno unito, ma un insieme di stati costantemente in guerra fra loro. Nella stessa valle di Kathmandu vi erano alcune città-stato indipendenti, ciascuna con il proprio sovrano. Spesso i governanti delle singole città erano legati da vincoli di parentela, ma all’occasione non esitavano a dichiararsi reciprocamente guerra. I Malla furono grandi mecenati: la maggioranza delle vestigia storiche ed artistiche del paese (in particolare nella valle di Kathmandu) risale a quel periodo. 

Induismo (Monastero- Chiave di Galhali) 

Il Nepal è uno stato induista. Il termine indù, come il nome dell’India, deriva dal sanscrito Shindu, fiume, che i persiani chiamavano Hindu, ed i greci traducevano come Indoi. Più tardi, a seguito dell’invasione islamica l’India fu chiamata Hindustan, ed il termine “indiani” ha designato tutti gli abitanti dell’India, e “indù” quegli indiani che non professavano la religione islamica, o un’altra fede facilmente definibile da un punto di vista dogmatico.L’induismo non ha un fondatore o un profeta come le altre religioni. L’induismo è un modo di vivere o meglio ancora una filosofia di vita. Il fulcro del pensiero induista è basato sul concetto di “karma” e “dharma”.
Il Karma indica il susseguirsi delle azioni in vita che, se saranno buone, incarnazione dopo incarnazione condurranno al congiungimento con l’Essere Supremo. Il Dharma indica il dovere, la virtù; le leggi che regolano la società, le caste, i rapporti di ogni individuo con gli altri.
La religione induista possiede una iconografia religiosa molto vasta, rappresentata da una serie di dei adorati dai fedeli.L’Induismo è un fenomeno socio-culturale sviluppato nel subcontinente indiano e diffuso nel sud est asiatico; non ha definito chiaramente un dio, una filosofia dominante, un profeta, una chiesa, una gerarchia religiosa; non richiede ai propri aderenti una professione di fede. L’induismo è caratterizzato da una varietà d’idee e pratiche, che appaiono come una molteplicità di religioni, in quanto ha assimilato le diverse credenze con cui è venuto a contatto. L’induismo quindi non può essere facilmente incasellato in un particolare sistema di credenze – teismo, monoteismo, panteismo, politeismo, ateismo – poiché tutti questi sistemi si ritrovano al suo interno. Ne risulta così una complessa mistura di filosofie Vediche, rituali Brahmanici, misticismo Yoga, credenze pagane, culti della fertilità, occultismo Tantrico, e ordini monastici. Possiamo quindi tentare di definire l’induismo come una ortoprassi, come un insieme di comportamenti sociali e religiosi, stabiliti da una tradizione millenaria che trova il suo fondamento e giustificazione nel Sanatana Dharma – legge/verità/religione eterna – codificata nei Veda. 

È comunemente ritenuto che i principi basilari dell’induismo siano stati portati in India dagli Arii, popolazioni nomadi indo-iraniche, che si stabilirono nel Nord-Ovest nella regione dei “Sapta Sindhu”, cioè lungo le rive del fiume Indo e dei suoi affluenti, attorno al 1.500 a.C.. In questa regione, almeno da 2.000 anni prima, esisteva una fiorente civiltà urbana, le cui testimonianze sono rintracciabili nei centri di Mohenjodaro, nel Sind e Harappa, nel Punjab. Dai sigilli ed amuleti ritrovati si può dedurre che queste popolazioni avevano un culto delle immagini (in una rappresentazione si può ravvisare Shiva nella meditazione yoga), ed i motivi di sacri, come il toro, il serpente, la svastica, fanno ancora parte del culto dell’induismo contemporaneo. Secondo alcuni studiosi, l’evoluzione dell’induismo può essere divisa in tre periodi: antico (6.500 a.C. – 1.000 d.C.), medioevale (1.000 – 1.800), e moderno. Comunemente l’Induismo è ritenuta la più vecchia religione del mondo. 

Fonti: Rosso Pompeiano forum, Wikipedia e Yahoo answers

Giappone, Università di Waseda

TR L’Università di Waseda nota anche con il diminutivo di Sodai, è una delle più importanti università private del Giappone. Fondata nel 1882 con il nome Tokyo Senmon Gakko, venne ribattezzata con il suo attuale nome nel 1902. È nota per essere improntata ad una politica di estrema liberalità nelle sue strategie didattiche, ideale simboleggiato dal suo motto che è Indipendenza nell’apprendere. Hanno studiato in questo ateneo ben sei primi ministri del Giappone del periodo post-bellico: Tanzan Ishibashi (1956–1957), Noboru Takeshita (1987–1989), Toshiki Kaifu (1989–1991), Keizo Obuchi (1998–2000), Yoshiro Mori (2000–2001) e Yasuo Fukuda (2007-2008). 

Il programma di letteratura dell’Università di Waseda è particolarmente noto ed annovera celebri scrittori contemporanei giapponesi Haruki Murakami e Tawara Machi. Tra gli alunni celebri dell’ateneo si annoverano anche importanti capitani d’industria nipponici come Masaru Ibuka, co-fondatore e presidente della Sony e Kenichi Ohmae, fondatore della casa di consulenza McKinsey & Company. 

Waseda fa parte della rete Universitas 21 comprendente 21 importanti atenei di tutto il mondo che si distinguono particolarmente per l’alta ricerca scientifica. 

L’università di Waseda è stata fondata nel 1882 da un importante figura del Periodo Meiji, Okuma Shigenobu, un personaggio basilare per la storia sia culturale che politica del Giappone. Inizialmente l’istituto comprendeva tre facoltà organizzate secondo il vecchio standard educativo dell’epoca; le tre facoltà erano giurisprudenza, economia e scienze fisiche. Contemporaneamente alla fondazione delle facoltà vennero organizzati dei corsi di lingua inglese, dedicati all’apprendimento di questa lingua a tutti gli studenti della scuola. Tre anni più tardi la facoltà di fisica venne chiusa per scarsa affluenza di studenti ma nel 1908 venne riaperta con il nome di facoltà di scienze ed ingegneria, mentre risale al 1890 l’istituzione della facoltà di lettere. Gran parte del campus venne completamente distrutto a seguito dei bombardamenti alleati di Tokyo durante la fase finale della seconda guerra mondiale, nonostante ciò esso venne ricostruito nel 1949 con l’aggiunta di due istituti di educazione superiore e una scuola superiore di Arte ed Architettura. 

Il nome dell’università proviene dal nome del villaggio di residenza del suo fondatore, il villaggio appunto di Waseda. In realtà il nome iniziale dell’ateneo era ‘Tokyo Senmon Gakko e risale al tempo della sua fondazione, il 21 ottobre 1882. Poiché però esso continuava ad essere associato al suo fondatore, prendendo l’appellativo di Waseda Gakko (Collegio di Waseda), esso acquisì definitivamente il nome di Università di Waseda il 2 settembre 1902. 

La biblioteca dell’Università di Waseda è una delle più grandi biblioteche di tutto il Giappone. Costruita nel 1882, ospita circa 4 milioni e mezzo di volumi e oltre 46.000 periodici. 

All’interno della sua collezione esistono ben due documenti annoverati tra i Tesori nazionali del Giappone, oltre ad altri importanti documenti storici, libri rari, manoscritti, e altri archivi frutto di donazioni. 

Fonti: Rosso Pompeiano forum e Wikipedia

Inghilterra, Tomba di Artù

TR Il filmato di raccordo ci mostra Lara che raggiunge Zip e Alister in attesa sul furgone operativo. Si trovano in notturna, in un quartiere turistico la cui attrazione, che sembra in disuso, è un vecchio museo sulla saga di Re Artù. Alister ci è arrivato dalla mappa dello scudo. Lara, atletica come sempre, prende la via delle grondaie e si arrampica per entrare all’interno dell’edificio. 

Il luogo, non specificato ingame, potrebbe essere Glastonbury, che è riferito anche come il luogo in cui venne sepolto il corpo di Re Artù, trasportato nell’isola su una barca guidata dalla sorella del Re, Morgana, detta La Fata. Secondo la leggenda Artù dorme sull’Isola, in attesa di tornare nel mondo quando questo ne sentirà nuovamente il bisogno. 

Avalon resta comunque, nell’immaginario collettivo, un’isola di magia, ove continuano a vivere le vecchie tradizioni dei Celti e dove la Grande Dea viene onorata dai driudi e dalle sacerdotesse. Sono proprio quest’ultime, sempre secondo le leggende nate, ad aver nascosto l’isola tramite una fitta nebbia, rendendo il luogo accessibile solamente a chi ha la conoscenza per aprire questo incantesimo. 

Secondo alcune teorie, la parola Avalon è una traslitterazione inglese del termine Celtico “Annwyn”, il regno delle Fate, o Neverword. Geoffrey di Monmouth ha dato al nome il significato di “Isola delle Mele”, cosa molto probabile, visto che in Bretone il termine per “mela” è Aval, in Cornish è Afal, e in Gallese è Afal, pronunciato “aval”. 
Narra sempre la leggenda che nel VII secolo San Patrignano andò in visita ai monaci di Glastonbury e trovò la tomba, ancora oggi venerata, di San Giuseppe; su questa fece costruire una grande chiesa in legno ed artisticamente decorata, che fu distrutta da un incendio nel XII secolo. I monaci sopravvissuti la ricostruirono in pietra con annessa abbazia. 

Durante i lavori, i muratori riportarono alla luce una croce tombale con inciso in latino: “Hic iacet inclitus Rex Arturius in insula Avalonia” (Qui nell’isola di Avalonia è sepolto il famoso re Artù). Della croce di piombo non si ha più traccia, mentre la tomba esiste ancora e si può visitare; è sopravvissuta persino alla distruzione dell’abbazia avvenuta nel 1539 per volere di Enrico VIII, che non tollerava in seno alla sua riforma anglicana quel santuario cristiano, meta di tanti pellegrinaggi. 

Vediamo cosa dice invece la storia: lo storico inglese Goffredo di Monmouth, nella sua “Historia Regum Britanniae” (Storia dei re di Britannia, Guanda, Milano 1989), narra che re Artù malato fu portato ad Avalon dove venne curato e guarito dalla “fata Morgana”, all’epoca feudataria e madre superiora delle dodici suore cui era affidata la cura e la custodia del santuario; quando poi il re trovò la morte in battaglia, la sua salma venne portata a Glastonbury e sepolta. 

Fonti: Rosso Pompeiano forum, Lovelara.eu, Sognodisangue forum

El Paraìso, Perù

TR El Paraíso è il nome di un grande complesso archeologico di strutture di pietra datato al preceramico precoce o “Periodo Preceramico” che si trova nella valle del fiume Chillon costiere del Perù. Il sito comprende un’area di oltre 58 ettari, ed è uno dei primi esempi di architettura monumentale in pietra nelle Americhe. El Paraíso (o Paradiso) era una comunità agricola di cotone di circa 1500 e 3000 persone databile tra gli anni 2000-1400 aC, dove la fonte di sussistenza primaria era di pesce (soprattutto anchoveta e sardine) e altra fauna marina. Zucche, fagioli e jicama erano cresciuti anche qui. 

Paraiso Nel sito di El Paraiso è stato scoperto che probabilmente una grande percentuale della popolazione preceramica facesse affidamento sugli alimenti marittimi, pesce e altre risorse. Lo studioso che porta a sostegno dell’ipotesi marittima era Michael Moseley. Dal momento che lo scavo di El Paraiso nel 1980, l’ipotesi marittima è stato ampiamente accettata per le società costiere; la disponibilità di pesci fluttuanti nel tempo, legati ai cambiamenti climatici è stato un fuoco più recente delle indagini. 

Il sito è stato rinvenuto nella Valle del Bajo Proyecto Chillón, guidato da Jeffrey Quilter 

Fonte: traduzione a cura di Talos, tratto da Rosso Pompeiano forum


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