[Fan Fiction] Inshallah

Autore: Shu [Profilo]

Disclaimer: Tutti i personaggi descritti appartengono ai rispettivi proprietari.

Genere: Avventura, Drammatico, Introspettivo

Rating: giallo

Introduzione

Ma alla luce vacillante della sua torcia, in mezzo all’oro, ai pavimenti di corniolo e lapislazzuli, lui dentro quella tomba aveva visto scorrere il sangue.
[TRIV, prequel, flashfic su un personaggio che più secondario non si può.]

Premessa dell’autore

[Flashfic (400 parole) per la sfida MultifandomDrabbleFest 2011 @ it100. Prompt: Tomb Raider, personaggio a scelta: rifiuto Protagonista di questa storia, scelto su consiglio di Misia, è la guida egiziana che all’inizio di TRIV conduce Lara all’interno della tomba di Seth -secondo la Wiki inglese, pare si chiami Ahmed. Per dargli uno spessore, ho immaginato che facesse parte della famiglia degli Abd el-Rassul, tombaroli che tra ‘800 e inizi del ‘900 vendevano antichità e informazioni sulle tombe agli stranieri, e che alla fine contribuirono ad alcune fra le più grandi scoperte nella Valle dei Re e zone circostanti.
Avrei voluto scrivere qualcosa di “archeologico” su TRIV, ma son riuscita solo a far banalmente brillare un po’ d’oro… spero sarà per la prossima.]

Inshallah

L’oro era sempre scorso a fiumi, nella famiglia degli Abd el-Rassul, ma, per quanto ne sapeva lui, soltanto nei racconti. Curioso come di cumuli di amuleti strappati alle mummie dei re, congerie di gioielli, idoli e pezzi incomparabili rimanessero ora solo una casa un po’ più grande delle altre, nella vecchia Qurna, e un paio di cellulari di un modello dignitoso. Comunque, anche lui come tutti nella famiglia era cresciuto con storie che sussurravano dello scintillio dell’oro tra cataste di sarcofagi, e di profumi millenari di resina e cedro che esalavano da porte forzate, come altri vengono su coi resoconti della Grande Guerra o le favole della nonna.
In quelle storie spiccava sempre la destrezza degli Abd el-Rassul nel negoziare con gli acquirenti, fossero essi grandi musei o miliardari bramosi di rarità; e, in fondo, loro si consideravano un po’ parenti di quei vecchi faraoni, i quali non potevano prendersela poi troppo per qualche gingillo, e più scaltri degli archeologi e dei ricettatori che avrebbero battuto a cifre folli persino le briciole delle loro scoperte. Sapevano cosa mostrare, cosa nascondere, cosa dire, e ridere della fama mancata o delle loro povere case.
Ma a lui, il martellare del cuore si placava solo a contare infinite volte i mazzi di banconote. No, non sarebbe stato un Abd el-Rassul; non avrebbe lasciato cadere l’informazione nell’orecchio di un effendi, non avrebbe atteso con pazienza il miglior compratore. O forse sarebbe stato il più grande della famiglia, l’autore del colpo più grosso, ma non lo avrebbe saputo nessuno. Perché quello che aveva visto necessitava di soldi, molti, moltissimi soldi per essere dimenticato.
Loro, alla fine, non avevano mai fatto male a nessuno. Ma alla luce vacillante della sua torcia, in mezzo all’oro, ai pavimenti di corniolo e lapislazzuli, lui dentro quella tomba aveva visto scorrere il sangue.
Non sapeva che demone si fosse risvegliato, lì dentro, quale divinità dimenticata e furiosa, no, non voleva saperlo. Ma il sangue chiama sempre altro sangue. E così, invece di vendere la morte, come avevano fatto tutti i suoi predecessori passandosi di mano in mano cadaveri antichissimi e brandelli di aldilà, aveva venduto la vita. La vita di una bella signora che voleva sapere troppo.
L’avrebbe condotta per mano verso la sua fine, senza scambiare con lei una parola, senza ascoltare alcuna pietà, e poi, poi sarebbe andata come voleva Allah.


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