[Fan Fiction] Micetto

Autore: Ranchan

Personaggi: Seifer Almasy, Squall Leonheart

Disclaimer: Tutti i personaggi descritti appartengono ai rispettivi proprietari.

Genere: Generale, Sentimentale

Rating: giallo

Introduzione

“Squall! Squall, svegliati, presto!”
Il Comandante a quelle grida si svegliò di soprassalto, si alzò ed aprì la porta “Che c’è Sel, perché urli?” chiese alla ragazza ancora insonnolito.
“Seifer…Seifer è scomparso!” urlò lei disperata.

Micetto

Era una mattina di tempesta (guarda caso), Seifer era bello che pronto. Capelli ok, alito ok, vestito ok “Che figo che sono!” si disse davanti allo specchio.
Proprio in quel momento un fulmine colpì il Garden. Il nostro antieroe all’improvviso si sentì percorrere da una scarica elettrica.
Per un istante tutto si fece bianco, poi, vide i suoi vestiti sul pavimento, troppo vicini per i suoi gusti.
Si era rimpicciolito!? Possibile?
“Ma che caz…” si stava innervosendo
‘Sarà un sogno…’ pensò tentando di darsi un pizzicotto. Non vi riuscì.
‘Perché non ci riesco?’ si chiese per poi guardarsi la mano “Ma che diavolo…!? Che significa tutto questo?” quella che vide non fu la sua mano rimpicciolita, ma una zampetta giallastra pelosa, unghie affilate e dei morbidi cuscinetti rosei.
La cosa lo spaventò non poco, ma si girò verso la sua collana per specchiarvisi.
Ebbene si, era diventato un gatto!
D’istinto si avvicinò alla porta automatica della stanza che, stranamente, si aprì nonostante la sua insignificante statura del momento.
Iniziò a gironzolare per il Garden, così, senza meta.
Per fortuna non lo notò quasi nessuno, ma quei pochi che lo videro o tentarono di prenderlo per fargli i dispetti o per coccolarlo.
Scampato ai pericoli di cui sopra, ad un certo punto, arrivò davanti al giardino. Mentre era intento a guardare fuori, decidendo se uscire o meno, si sentì sollevare. Fece per girarsi per graffiare il bastardo, o la rompiscatole che fosse, ma si bloccò.
A prenderlo era stato Squall che lo fissava vagamente curioso.
“E tu da dove sbuchi?” chiese (Oddio, ha parlato! XD)
“Dal tuo cervello! Da dove vuoi che sia sbucato?” gli rispose furioso, ma tutto ciò che il castano udì furono solo dei miagolii.
“Mi spiace, non capisco il gattesco.” gli sorrise leggermente.
Seifer arrossì, o meglio, lo avrebbe fatto se non fosse stato un gatto
‘Oddio, che mi prende?’ si chiese mentalmente ‘Quello che mi è capitato deve avermi fatto uscire di testa…’
Il nostro gattino cercò di fuggire dalla presa di Squall, ma quest’ultimo riuscì a trattenerlo “Sta buono, non ti faccio niente, e poi se ti becca qualcuno potrebbe scacciarti, Non mi risulta che qui si possano tenere animali.”
‘Voglio tornare normale!’ imprecò mentalmente Seifer
Squall uscì e andò a sedersi sulla panca più appartata del giardino.
Dopo essersi seduto il castano iniziò a scrutare per bene il gattino “Hai proprio un bel colore. Hm?! Hai una cicatrice sulla fronte, come ho fatto a non notarla prima?” disse tranquillamente, poi, un po’ rattristato “Somiglia alla mia, anzi, è identica a quella di Seifer…” e gliela baciò al che, il felino, miagolando agitato “L-L-L-Leonhart, che diamine fai?!”
“Anche i tuoi occhi, sono dello stesso colore dei suoi.” sorrise di nuovo.
Il gattino restò a fissarlo, non avrebbe mai pensato di poter vedere un sorriso così dolce sul viso del suo rivale ‘Oh, cielo! Che razza di pensieri mi passano per la testa? Neanche fossi innamorato di lui! Tze!’
“Ho deciso, ti terrò con me!” affermò all’improvviso Squall
‘Cheeeeeeeeeee?’ urlò mentalmente shockato Seifer
“Almeno finché non scopro di chi sei.”
‘Ah, ecco! Allora sono spacciato…’ sbuffò il miciotto giallo
“Hai fame?”
“Miao…” ‘Effettivamente si…’
Squall si alzò con Seifer in braccio e si diresse alla sua stanza.

“Tu aspettami qui, vado a prenderci qualcosa da mangiare.” disse il castano poco prima di riuscire dalla sua camera
rimasto solo “Uff. Finalmente si è tolto dalle scatole. E poi non ho nessuna intenzione di restare qui.” Seifer si avvicinò alla porta automatica che si aprì, come era successo anche nella sua stanza. Per un attimo si bloccò ripensando al sorriso di Squall, infine sgrullò la testolina ed uscì.

Dopo aver recuperato una bottiglietta di latte da mezzo litro, un piatto e qualcosa per se stesso Squall tornò in camera sua.
“Micio? Dove sei?” chiese guardandosi attorno. Non lo vide, perlustrò tutta la stanza ma senza successo.
“Come avrà fatto ad uscire?” si chiese
Preoccupato uscì di nuovo per cercare il gatto.

Avvistato un ragazzo gli domandò “Scusa, tu. Per caso…hai visto un gatto?”
“Eh? Qui, un gatto? No, perché?”
“Niente, lascia stare. Grazie.”
“Ehm…di nulla…”
Poco dopo incrociò il ragazzino biondo che girava sempre per i corridoi assieme ad un amico e fece la stessa domanda di poco prima anche a loro
“Scusate se vi disturbo…Per caso avete visto un gatto giallo?”
“Senpai! L’ho visto non molto tempo fa, stava andando verso il giardino. Ma come mai si trova qui?” “Ah…grazie. Non lo so, è quello che sto cercando di scoprire.”
“Vuoi…che ti dia una mano senpai?”
“No, grazie, non ce n’è bisogno…”
“Ah…ok…Come preferisci senpai…”
“PSST Il senpai Leonhart non ti noterà mai in quel senso, è inutile che continui a sperarci. E poi sei troppo piccolo per lui. Eh eh eh”
“Sta zitto, fatti gli affari tuoi! Vado in classe…”
“Mi fai un po pena…”

“Scusate? Avete visto un gatto?”
“Io no, e tu?”
“Neanch’io. Ma Comandante, perché cerchi un gat…Comandante?”
“E’ sparito…” ;O_O) (O_O; “G…già…”

‘Il giardino…forse è davvero tornato qui…’
Squall fece per uscire quando udì qualcosa
“MIAAAAAO! FFFFF! MIAAAAA! MIAAAAAAA!”
“Sta buono gattuccio!”
“Selphie, Irvine, che state facendo?” chiese Squall avvicinandosi preoccupato
“Niente Squally, ho trovato questo gattino, ma non è molto socievole…”
“Io le ho detto di lasciarlo perdere, ma non mi sta nemmeno a sentire…”
“Ma è così cariiiino!”
“MIAAAAAAO!” ‘MI FAI MALEEEEEEEEE!’
povero Seifer, preso per le zampette davanti e col corpo a penzoloni a mezz’aria
“Selphie, così gli fai male, dallo a me.” le disse Squall avvicinandosi e prendendolo in braccio PURR PURR ‘Squall è così dolce, non come Selph…Ma come mi salta in mente? Squall è un maschio proprio come me!’
“Non è giusto! Perché a te fa le fusa e a me solo graffi? Gatto cattivo!”
“Non è colpa del gatto se tu, certe volte, hai la delicatezza di un elefante.”
“M…m-ma Squall, che dici? Non si parla così alle ragazze…” disse Irvine sconvolto dalle parole del Comandante
“Lascia stare Irvy, forse ha ragione. Comunque…quindi Seifer è tuo?!”
“S…Seifer? Che c’entra Seifer?” chiese Squall arrossendo un po shockato
“Il gatto intendo!”
“A-ah…n-no, non è mio. Non…non esattamente. E poi perché l’hai chiamato proprio Seifer?”
“Beh, gli somiglia.” rispose lei convinta “Il colore del pelo somiglia incredibilmente a quello dei capelli di Seifer, poi anche gli occhi hanno lo stesso identico colore. E per finire…beh…hanno anche la cicatrice uguale.”
“Hai ragione. Seifer eh…” disse Squall guardandolo e facendogli un grattino dietro l’orecchio.
“Squall, quindi…vuoi tenerlo?” gli chiese la ragazza curiosa
“Beh, si. Almeno finché non trovo il suo padrone.”
“Se vuoi ti aiuto a cercarlo.”
“Hm…va bene, ma con discrezione.”
“Oss! Lascia fare a me!” affermò correndo via
“Uff…Vado con lei, la discrezione non è il suo forte.”
“Ok, grazie Irvine.”
“Figurati capo!” disse facendo l’occhiolino per poi correre dietro alla ragazza
“Pff…Non cambieranno mai.” fu il commento di Squall sorridente. A quanto sembrava lo faceva solo quando non veniva visto
poi, rivolgendosi al gatto “E tu non scappare più. Mi hai fatto preoccupare…” infine lo carezzò dolcemente
‘Mi sa che preferisco restare gatto…Ma no, che dico, ehi!’

Dopo essere tornati in camera Squall prese il piatto, vi versò il latte e lo diede al gatto Seifer “Buon appetito!” disse il castano bevendo il suo cappuccino ormai freddo.
“Più tardi andremo a Balamb per cercare i tuoi padroni. Sei contento?”
“MAOO…” ‘Mica tanto…’

Circa un’ora dopo Squall iniziò a cambiarsi per uscire. Il piccolo Seifer lo seguì con lo sguardo senza staccargli gli occhi di dosso per un istante.
‘Ma perché si cambia? I vestiti di prima non andavano bene lo stesso? Usa…gli slip? Sono pure belli stretti, gli si vedono tutte le forme…’ stava sbavando ‘mao…’
‘AAAARG! Mi sono eccitato, che schifo!’
“Cos’hai da agitarti tanto?” gli chiese Squall prendendolo dalla collottola “O…ah…anche i gatti hanno di questi problemi, vedo. Beh, fa pure.” lo rimise a terra
‘E come faccio? Me lo lecco? Che schifo! Perché doveva capitare proprio a me, perché?’

Dopo alcuni minuti di viaggio Squall e il piccolo Seifer arrivarono a Balamb. Le prime persone a cui chiese del gatto furono il meccanico col suo assistente e l’addetto alla sbarra, ma nessuno sapeva nulla del piccolo animale. Chiese a tutte le persone che incontrava, ma niente, dei padroni del gatto neppure l’ombra. Parlò anche con la madre di Zell, la sua vicina di casa, i pescatori, gli albergatori, il capostazione, il bigliettaio, i negozianti, tutti, ma finì con un nulla di fatto. “A quanto pare non sei di nessuno di qui…” Squall era sia triste che felice. Gli dispiaceva non aver trovato nessuno che conoscesse il gattino, ma da quando lo aveva con se si sentiva come appagato, come se quel piccolo essere fosse ciò che cercava da sempre. Non sapeva come spiegarselo, ma sentiva di non voler mai e poi mai separarsi da quel batuffolo giallo.
“Sai…non so, ma mi sento felice al pensiero di poterti tenere ancora un po’ con me.” gli disse uscendo da un negozio che vende cibo e oggetti di vario genere per animali.
“Miao…” ‘Squall…’

Quando tornarono al Garden era ormai quasi ora di cena.
Prima di andare in mensa a mangiare Squall riempì la scatola di plastica con il brecciolino per i bisogni, aprì una scatoletta e gliela mise in una ciotola che gli aveva comprato apposta. In un’altra ci mise dell’acqua e in un’altra ancora dei croccantini.
“Ecco fatto! Io ora vado a cenare. Scusami, ma per sicurezza chiudo la porta di modo che non si apra, non vorrei che scappassi di nuovo.” finito di parlare uscì e chiuse la porta.
“E io dovrei mangiare questa roba qui? Bleah…L’odore non sembra malaccio, ma io non sono un gatto vero. Non vorrei mi facesse male…” aveva troppa fame. A pranzo non avevano mangiato ne lui ne Squall. Non resistette e provò un po’ di scatoletta. La mangiò tutta!

In mensa…”Squally, hai trovato i padroni del micio?”
“No, e tu? Scoperto qualcosa?”
“Hm-hm…no, niente di niente.”
“Hm…capisco…”
“Di che parlate? Quale gatto?” chiese Zell incuriosito
“L’ho trovato stamani davanti al giardino…” gli rispose Squall
“Ah. E ora dov’è?”
“In camera mia. Ma guai a te se fai la spia.” lo minacciò il castano
“Fare la spia? Non ci penso proprio, ci mancherebbe!”
“Buon per te.”
“Ah, Squall.”
“Hm?”
“C’è una persona a cui non ho proprio potuto chiedere del gatto.”
“E cioè?”
“Seifer. Non l’ho trovato da nessuna parte.”
“A-ah, ma dubito che il gatto sia suo.”
“Ma non si può mai sapere, in fondo si somigliano molto.”
“Non dirlo come se fossero padre e figlio però.” Squall pronunciò queste parole piuttosto shockato, chissà perché poi…
“AH AH AH AH AH Seifer padre di un gatto! Fantastico! AH AH AH AH AH”
“Zell, non ridere così sguaiatamente…”
“HI HI HI Ma non resisto, è più forte di me! AH AH AH AH AH”
“Pff…he he…” Squall rise un po’ immaginando Seifer con orecchie e coda da gatto.
Chissà perché, ma quel pensiero lo eccitava. O meglio, in realtà lo sapeva, ma era meglio non pensarci, almeno quando non era da solo.
“Oh beh, sono riuscito a far ridere Squall, non potrei volere niente di meglio. AH AH”
“Zell…tu sei scemo!” il comandante arrossì
“Eh? Ma come, Squall! Io sono felice perché mi sorridi e tu mi tratti male?”
“Non prendermi in giro.”
“Ma io sono serio…” sbuffò il biondo
“Zell era serio, te lo assicuro Squall.” affermò Irvine per aiutare l’amico
“Va bene, va bene, vi credo.”
“Non ne sembri tanto convinto, ma farò finta di crederci.” gli disse Zell tornando a sorridere.

“Buona serata ragazzi. Io torno in camera.”
“Ok. Buonanotte Squall.”
“Notte Squally.”
“See ya, Squall.”
‘Come starà il gatto? Sono preoccupato.’ con questo pensiero Squall tornò nella sua stanza il più in fretta possibile senza farsi scoprire da nessuno.
Quando finalmente arrivò davanti alla porta l’aprì e quel che vide all’interno lo fece tranquillizzare. Il gattino stava placidamente dormendo sul suo letto e, a quanto pareva, aveva mangiato tutta la scatoletta che gli aveva messo.
“Sei adorabile mentre dormi.” glielo disse piano avvicinandosi per poi accarezzarlo delicatamente per non rischiare di svegliarlo.
Squall si sedette sul pavimento, poggiò la schiena al letto e reclinò la testa poggiandola sul materasso. In quella posizione così scomoda di addormentò quasi subito. Si risvegliò più di un’ora dopo per via delle unghiette del gatto che gli premevano sul viso e per i suoi continui miagolii. ‘Finalmente ti sei svegliato, imbecille! A dormire così ti verrà il torcicollo, non lo sai?’ “Buono, buono.” Squall cercò di tranquillizzare il gatto accarezzandolo piano
“Che ne dici di farci la doccia? Ne ho proprio bisogno, sai?” disse poi sorridente
‘C…cheeeeee? N-n-n-n-no, grazie, l’ho fatta giusto stamattina!’ “MIAOOOOOOOO!”
“Ehi, non fare così. Non avrai paura dell’acqua, vero? Guarda che lo
so che in realtà i gatti sanno nuotare.”
‘Ma che c’entra? Non voglio…vederti nudo…non dopo averti visto con quegli…slippini…addosso…’ se con quell’aspetto avesse potuto arrossire sarebbe sicuramente diventato fluorescente dalla vergogna.
“Niente storie.” Squall portò il gatto con se nel bagno e chiuse la porta per non farlo scappare. Dopo poco iniziò a spogliarsi e in meno di mezzo minuto era già nudo.
Seifer tentò in tutti i modi di non guardarlo, ma non vi riuscì, così, oltre a notare quanto fosse bello sodo il sedere del castano, vide che dietro alla spalla sinistra aveva un segno nero, o almeno molto scuro, che non era riuscito a decifrare a causa del fatto che lui era per terra e Squall in piedi.
Il castano aprì l’acqua della doccia e aspettò che uscisse della temperatura giusta per poi mettersi sotto il getto caldo.
A fatica, dopo vari tentativi, il gatto Seifer riuscì a salire sul bordo della vasca per provare a guardare meglio la spalla dell’altro. Quello che vide lo lasciò interdetto. ‘Ma quella…’ quella era la sua croce, la spada stampata sul suo cappotto ‘Non è possibile…’ si era forse sbagliato? Per saperlo si sarebbe dovuto avvicinare ancora di più, ma come? Al momento non era proprio possibile, non c’era niente di abbastanza vicino su cui saltare.
Proprio nell’attimo in cui si distrasse, Squall lo prese e lo bagnò puntandogli contro la doccia da cui usciva acqua tiepida.
“Che hai? Non ti agiti più?” chiese poggiandoselo al petto e prendendo lo shampoo per gatti che aveva comprato in città.
Una parte di Seifer voleva scappare da quel contatto, ma un’altra parte invece sperava che restandogli appiccicato sarebbe, prima o poi, riuscito a vedere chiaramente il disegno di Squall. Quest’ultimo cominciò ad insaponarlo piano stando molto attento a non mandargli la schiuma sul musino e negli occhi. Quando ebbe finito lo risciacquò. “Ehi! Hai di nuovo quel problemino alle parti basse, vedo.” sorrise
‘N…non è mica colpa mia…’ “Mi…mi-miao…”
“Sembra quasi che tu mi capisca…”
‘O…ovvio…’
“Sai…credo…che siamo entrambi in calore. O qualcosa del genere…A cena, per colpa di una battuta, ho immaginato la persona che amo con la coda e le orecchie da gatto…mi sono eccitato…e anche ora…” disse lasciandosi scivolare seduto nella vasca, per poi poggiare la schiena alla fredda ceramica. Fu in quel momento che Seifer si spostò sul bordo della vasca, andò dietro Squall ed ebbe la conferma. Il disegno che aveva visto sulla spalla del castano era proprio il suo simbolo. “Mia…miao…” ‘Squall…perché questo…?’ chiese toccandolo con la zampina
“Hm? Hai notato il tatuaggio? Sai, quello è il simbolo della mia nemesi, il mio più grande rivale. O almeno è quello che lui crede di essere per me.” si girò un po’ verso il suo strano interlocutore “A te posso dirlo; in realtà…lo so che è un uomo come me, ma…io…lo amo lo stesso…non posso farci nulla, è più forte di me…” disse triste
‘Non…ci credo…’ “Ma-mia…”
“Non parlarne con nessuno. E’ un segreto, eh. Mi fido di te.” gli sorrise e gli fece l’occhiolino. Seifer, dal canto suo, era rimasto di sasso. Si sarebbe aspettato di tutto, ma non una confessione del genere. Non sapeva più cosa fare. Aveva una voglia matta di tornare normale per prenderlo a pugni.
Schiaffi…baci…fare l’amore con lui… Insomma, era in brodo di giuggiole. (questa me la potevo risparmiare X°D)
Squall si rialzò, prese il bagno-doccia ed iniziò a lavarsi per bene dappertutto.

“Ahh. Ci voleva proprio una bella doccia. Vero Seifer?” si stiracchiò
“Mi…miao” ‘C…certo…’
Dopo essersi asciugato e aver indossato il pigiama Squall si mise sotto le coperte e si addormentò quasi subito.
Seifer salì sul cuscino vicino al viso del castano e lo baciò
sulle labbra. “Come immaginavo non funziona…questa non è una favola…” dicendo questo si acciambellò da bravo micio e si addormentò anche lui.

“Squall! Squall, svegliati, presto!”
Il Comandante a quelle grida si svegliò di soprassalto, si alzò ed aprì la porta “Che c’è Sel, perché urli?” chiese alla ragazza ancora insonnolito.
“Seifer…Seifer è scomparso!” urlò lei disperata
“C…come scomparso…?” Squall, mentre faceva la domanda, non sembrava nemmeno lui.
“Non lo so. E’ sparito e basta!”
Il castano non aspettò un secondo di più e corse verso la stanza dell’altro.
Quando entrò trovò tutto in ordine tranne qualcosa che si trovava insolitamente a terra. I vestiti di Seifer messi come se se li fosse tolti sul posto facendoseli scivolare sul corpo. E la cosa sarebbe potuta essere plausibile, se solo i suddetti non fossero stati perfettamente abbottonati. “Sei…fer…” oltremodo shockato Squall si avvicinò ai vestiti e ci si inginocchiò accanto. Restò così per un po’, poi, tranquillamente, iniziò a controllare dappertutto per essere sicuro che non mancasse nulla.
Oltre a Selphie, Raijin e Fujin c’era anche un piccolo esserino giallo e peloso. Micio-Seifer aveva assistito a tutta la scena senza poter dire nulla. Tutta colpa della sua nuova forma miagolante e quantomeno inutile in quel momento.
Dopo diversi minuti di controlli Squall uscì dalla stanza “Non manca niente. Sarà uno scherzo. Se la starà sghignazzando da qualche parte alle nostre spalle.”
“Io…non credo. Non mi sembra proprio uno scherzo da lui. E poi ieri non l’abbiamo visto per niente. Nessuno l’ha visto ieri. Abbiamo anche girato in lungo e in largo il Centro addestramento. Non c’è da nessuna parte nel Garden!”
“Raijin, senti, sarà uscito, avrà trovato qualcuna e sarà rimasto con lei. O forse sentiva il bisogno di restare da solo.” lo disse più per convincere se stesso che per Raijin e Fujin “Ma allora perché i vestiti…”
“Non lo so!” urlò Squall
“S…scusa…”
“N…no…scusami tu. E’ sparito un solo giorno, vedrete che tra domani e dopodomani sarà di nuovo qui con voi.” provò di nuovo ad auto convincersi.
“Squall…?”
“Si Sel?”
“No…niente, scusa.”
“Figurati.”
Tornò in camera sua con gatto al seguito.
“Che fai, ora mi segui come un cagnolino? Ieri non eri tanto socievole…N…no, scusami…non darmi ascolto, sono nervoso…” si sedette sul letto e iniziò a guardare distrattamente la finestra. Seifer saltò sul letto, poi si arrampicò fin sulla spalla destra del castano e iniziò a leccargli il viso finché calde lacrime non uscirono dagli occhi tristi di Squall.
“Sono preoccupato. Non è da lui sparire così…dove sarà?”
Seifer smise di leccarlo e iniziò a strofinarsi alla sua guancia facendo le fusa. Stava cercando di dirgli, di fargli capire, che lui era li al suo fianco, ma non vi riuscì, infatti Squall, anche se di malavoglia, lo prese e lo mise sul letto, andò in bagno, si lavò la faccia e si vestì “Vado a cercarlo! Tu aspettami qui, tornerò presto, vedrai.” lo disse sorridendo, anche se sorridere era l’ultima cosa che aveva voglia di fare.
Squall uscì dalla stanza e la chiuse di modo che Seifer non potesse scappare, ma prima di andarsene sentì i miagolii forti e disperati del micio. Non ce la fece, riaprì la porta e lo prese in braccio. “Hai ragione, scusami, non posso lasciarti qui da solo. Verrai con me, va bene?”
Il castano rientrò in camera e prese il necessario per potersi portare appresso il suo nuovo amico peloso.
Eh? Volete sapere cosa stava urlando Seifer dietro la porta chiusa? E va bene, ve lo dirò, ma non aspettatevi chissà che, eh. Diceva “Squall, non andare! Io sono qui! Apri la porta! Apri questa maledetta portaaaa!!!”

Uscito dal Garden, Squall si diresse verso Balamb, e come il giorno prima con il gatto, chiese a tutti se avessero visto Seifer negli ultimi due giorni. Insomma, alla fine, come la volta precedente, concluse la ricerca con un nulla di fatto.
Possibile che il suo Seifer fosse scomparso così, da un momento all’altro? No, non poteva assolutamente esserlo! E allora dov’era? Dov’era?

Tornato al Garden era ormai ora di cena, andò in camera, diede da mangiare al gatto e poi si diresse alla mensa. Mangiò poco, molto poco, al punto che i suoi amici si preoccuparono. Lui non gli diede nemmeno retta, se ne tornò in camera e si sdraiò sul letto. Il pensiero di Seifer non lo faceva dormire, però, poco prima dell’alba, finalmente la stanchezza prese il sopravvento e si addormentò. Non fu un sonno calmo e ristoratore, si agitò, fece incubi su incubi. Pianse… (Povero amore mio, piango con te! çAç Come sono cattiva… TTnTT)
Seifer lo vegliò per tutto il tempo e quando iniziò a piangere gli leccò via le lacrime. Gli faceva male vederlo così, ma non poteva fare niente, a parte consolarlo un poco come poteva e sperare ardentemente di tornare al suo vero aspetto il più presto possibile.

Il giorno successivo, non vedendolo ancora rientrare, denunciarono la sua scomparsa e chiesero a tutti gli studenti se sapevano qualcosa che potesse aiutarli a scoprire dov’era finito Seifer. Passarono altri due giorni. Tre. Cinque. Una settimana, ma del biondo nessuna traccia.
Squall era più cupo del solito e anche più magro, sembrava quasi uno zombie. (Oddio! XD Questo forse è esagerato… Xd)
“Squall, devi mangiare di più!” continuavano a dirgli gli amici, ma niente, mangiava poco e si preoccupava, finché l’ottavo giorno…
Era sera, Squall era seduto sul letto con la schiena poggiata al muro a guardare fuori dalla finestra. Seifer era sulla sue gambe e veniva accarezzato.
“Ho paura…che non lo rivedrò mai più…” disse il castano rompendo il silenzio “Il mio amato se n’è andato per sempre e io non lo rivedrò mai più…Non gli ho neanche mai detto cosa provo realmente per lui…É…triste…” una lacrima solcò il suo viso, iniziò a singhiozzare e quella lacrima divennero due, poi tre, quattro e così via.
Seifer tentò di chiamarlo ‘Squall…’ “Miao…” ma come era giusto, anzi, ingiusto, ciò che uscì dalla sua bocca era un inutilissimo miagolio.
Squall si girò finalmente verso di lui, lo prese e lo alzò fino al suo stesso viso “Stai cercando di consolarmi, eh.” accennò un sorriso “Scusami piccolo…So di essere solo un povero idiota…so che mi odia, ma…non posso fare a meno di preoccuparmi per lui.” fece un sospiro “Sai…ho deciso che domani parto. Lo cercherò io e non tornerò al Garden finché non l’avrò trovato. Ormai ho deciso, e se provano a fermarmi…non mi arrenderò!” smise di piangere, era determinato, avrebbe cercato il suo amore anche per il resto dei suoi giorni se sarebbe stato necessario. “Andiamo a dormire, domani sarà dura. Tu verrai con me, vero? Non voglio separarmi anche da te.” sorrise infine.
“Muaaao.” ‘Se è ciò che desideri.’

“…al…qual…l…Squall…”
Il ragazzo si sentì chiamare. Qualcuno lo scuoteva piano per svegliarlo
“Squall, apri gli occhi. Svegliati, ti prego…”
Squall fece quel che la voce gli aveva chiesto. Aprì gli occhi e ciò che si ritrovò di fronte lo sconvolse.
“É…un sogno?” chiese tra il curioso e lo shockato
“No…No, è la realtà.”
A parlargli era Seifer, un Seifer un tantino strano a dire il vero…non solo aveva lo sguardo felice e preoccupato al contempo, ma, a parte le sue naturali, tra i capelli aveva un paio di orecchie gialle da gatto, proprio come lo aveva immaginato otto giorni prima durante la cena in mensa.
Guardò meglio e si accorse che il biondo era completamente nudo e aveva anche una bella e soffice coda felina.
“Sei…davvero tu?”
“Certo. Sono sempre stato accanto a te. Ho provato a dirtelo più volte, ma…tutto ciò che usciva dalla mia bocca erano inutili miagolii e…”
“Mi stai dicendo…che quel gatto…eri tu?”
“Ehm…g-già…” s’imbarazzò
“Tutte quelle cose che dicevo di te…le stavo dicendo a te?”
“Hm-hm…si…”
“Oddio, che vergogna!” Squall si coprì la faccia col cuscino
“E non fare così, non è mica la fine del mondo! Tanto me le avresti dette prima o poi, no?”
“Col cavolo!” urlò togliendosi il cuscino dal viso in fiamme
“Come sarebbe a dire ‘col cavolo’?”
“Con che faccia potevo dirtelo secondo te, eh?”
“Con la tua, quella solita scorbutica faccia che ti porti sempre appresso. Magari leggermente imporporata selle guance, e ti assicuro che sarei caduto all’istante ai tuoi piedi…” finì di dire la frase col tono più dolce che Squall gli avesse mai sentito uscire dalle labbra.
Quasi senza rendersene conto, il castano arrossì ancora di più, chiuse leggermente gli occhi e si avvicinò a Seifer per baciarlo e ciò avvenne. Il bacio durò solo un attimo, un battito di ciglia, poi però, dopo essersi guardati qualche secondo negli occhi si baciarono di nuovo, ma stavolta fu più profondo e molto, ma molto meno casto del precedente.
Lentamente, Squall fece sdraiare Seifer sul letto e gli si mise sopra. Senza smettere di baciarlo il castano gli carezzò le guance, il collo, le spalle, il petto, il ventre, i fianchi…Il biondo, dal canto suo, iniziò a spogliarlo, poi, quando entrambi erano nudi, le loro labbra finalmente si staccarono e rivoli di saliva scendevano ai lati delle loro bocche.
“Ehm…quindi…sto sotto io…?” chiese Seifer in imbarazzo, ma l’unica risposta che gli venne data fu il sorriso più bello e dolce del suo castano preferito. “E va bene, ma solo per stavolta…!” affermò arrossendo, se possibile, ancora di più.
“Ehm…e poi…”
“Hm…cosa?” chiese Squall un po’ spazientito per essere stato interrotto prima di riuscire a baciarlo di nuovo
“Che diremo domani agli altri…?”
“Non lo so, domani ci penseremo. Ora però concentrati solo su di me…”
“Speriamo solo che per allora le orecchie e la coda siano sparite…” sbuffò preoccupato.


FINE


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